15.11.10

 

Il ruggito della leonessa


Presso la sede del circolo femminista “Il ruggito della leonessa” (Donna proletaria), in Milano via Stadera n.12, si terrà sabato 20 novembre dalle ore 16,00 alle 19,00 un incontro-dibattito per discutere e preparare una iniziativa pubblica contro la violenza maschilista, da tenersi preferibilmente il sabato 27 successivo.

Partecipate numerose! Per contatti, su Facebook http://www.facebook.com/group.php?gid=110343015654110 o tel. a Emma (3299754906).

La leonessa, dea di collera e affermazione di Sè: “Brucio e fumo e lancio coltelli dai miei occhi e ruggisco (benchè tirate la mia coda) i miei aspetti sono taglienti ed ho graffiato in profondità, la mia energia è forte e feroce ed il mio fastidio ha necessità di essere espresso. Benchè a volte delicata, io posso essere molto intensa. Una volta risvegliata sono difficile da escludere, sono sempre appropriata, sempre necessaria. Non provate ad eliminarmi, devo essere sentita… riconosciuta, sono Leonessa”.

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4.11.09

 

Dall'Assemblea Nazionale di Bologna del 31/10


Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Dal 2007 noi donne, ragazze, femministe e lesbiche scendiamo in piazza, tante e unite, per denunciare una cultura e una politica sessiste, violente e degradanti.

L’ASSEMBLEA NAZIONALE di donne, femministe e lesbiche, tenuta a Bologna il 31 ottobre 2009, ha riconosciuto l’importanza e l’opportunità di farlo anche quest’anno e ha deciso di partecipare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE indetta a ROMA il 28 novembre e alla MANIFESTAZIONE indetta a MONTALTO DI CASTRO il 29 novembre.

La violenza maschile su donne e lesbiche ha molte facce e si esercita in molti luoghi, in casa innanzitutto, nelle strade, nel lavoro.

Sentiamo perciò la necessità di tornare in piazza e lo facciamo:

- ricordando che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia e che le politiche familistiche la coprono e la favoriscono;

- combattendo una battaglia fondamentale, ma non scontata, per l'inviolabilità del corpo e la difesa della nostra integrità psicofisica;

- indignandoci perché a 30 anni da "Processo per stupro" siamo ancora noi e il nostro comportamento sotto accusa per le violenze che subiamo, come accade a Montalto di Castro e in processi a Bologna e altrove;

- individuando la violenza verso le lesbiche non solo come lesbofobia (fobia, cioè paura) ma come odio verso soggetti che si sottraggono all'eterosessualità obbligata;

-contrastando il diffondersi di una cultura sempre più violenta e machista che si accanisce contro chiunque non si adegui al modello di normalità, siano lesbiche, trans o omosessuali;

- rifiutando l'uso politico e commerciale del corpo delle donne;

- ricordando che l’espulsione delle donne dal mercato del lavoro e il loro confinamento nel precariato toglie indipendenza economica e autonomia;

- denunciando una violenza istituzionale che si manifesta nello scarso stanziamento di fondi ai centri antiviolenza, in sentenze sessiste, nella indifferenza per la violenza che avviene tra le mura domestiche, i cui colpevoli troppo spesso restano impuniti;

- riaffermando il principio di laicità e denunciando un patriarcato religioso che trova eco e sostegno in partiti e istituzioni;

- vigilando affinché nuovi e vecchi fascismi, che sempre hanno oppresso la donna richiamandola al suo ruolo di moglie e madre alle dipendenze dell’uomo, non si diffondano, azzerando memoria e libertà femminili;

- rifiutando il razzismo crescente che si manifesta nelle leggi, nei respingimenti di donne e uomini immigrati, nel rifiuto dello status di rifugiato per persecuzioni di genere, negli abusi e violenze, soprattutto verso donne, dentro i Centri di Identificazione ed Espulsione;

- contrastando la logica della paura e dicendo no tanto agli stupratori quanto alle ronde dei giustizieri;

DICIAMO STOP AL FEMMINICIDIO

per dire basta a ogni violenza fisica, psicologica, economica nei confronti delle donne e lesbiche, e per dire basta alla loro strumentalizzazione ed esclusione dallo spazio pubblico, politico, mediatico, istituzionale.

Riconoscendo il lavoro della Rete Sommosse e le varie e diverse pratiche delle singole donne, delle associazioni e dei gruppi presenti, le donne, femministe e lesbiche dell’Assemblea nazionale invitano tutte a manifestare a Roma e a Montalto di Castro ed a portare in piazza ed in ogni dove, continue ed instancabili, rabbia indignazione forza e intelligenza per contrastare chi vuole impoverire e controllare le nostre vite per arricchire le proprie.

Bologna, 31 ottobre 2009

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12.10.09

 

Circolo femminista DonnaProletaria

17 ottobre 2009, inaugurazione del Circolo femminista DonnaProletaria

Ore 15.00, via Stadera 12, Milano

...perché noi tutte ci siamo conosciute in internet, lanciando segnali e messaggi che sono stati ricevuti perché eravamo sintonizzate sullo stesso ‘ricettore'.

Perché facciamo parte della "specie politica comunista e femminista", di quel brodo di coltura, cioè di quel movimento reale che è il comunismo, questo feto nel grembo del capitalismo, che cresce e che noi, da buone levatrici, vorremmo far nascere al più presto. Ma per nascere ci vogliono 9 mesi!

In quest'epoca di transizione in cui casualmente ci è dato di esistere, col nostro bisogno di ‘comunismo'...

Comunanza, vicinanza di intenti e sostegno, sono le uniche cose gradite.

Ti aspettiamo!

Tel: 3299754906

mailto: donnaproletaria@gmail.it
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Care compagne, propongo queste 8 tesi, a tutte coloro che vogliono aderire alla costituzione del circolo femminista di Milano, nel quartiere Stadera. Le tesi sono l'abc del nostro femminismo, il punto di partenza e di condivisione.

1) La violenza maschilista è la forma storica, in cui la crisi attuale del capitalismo si abbatte su noi donne. Tale violenza è fatta dal maschio per contrastare l’Autonomia femminile, il cui sviluppo farebbe precipitare la crisi della famiglia e della coppia, che si regge sulla la divisione sessuale del lavoro (ruoli) e sull'impalcatura patriarcal-capitalista, che garantisce al maschio, in quanto tale, forme di dominio sulla donna.

2) Ogni patriarcato, compreso quello capitalista, assegna al maschio in quanto genere dominante, un ruolo prevalente e di potere sulle donne. In qualsiasi classe la donna, è - di regola - inferiore all’uomo. La donna lavoratrice, in quanto salariata del capitale e serva nella domesticità (lavoro di cura gratis), soffre sia lo sfruttamento che l’oppressione. Se è di colore diverso dal ‘bianco’ soffre anche una forma particolare di oppressione, legata al suo sesso e alla 'razza' (sessismo razzista)

3) Il separatismo – storicamente – è stata l'unica organizzazione di lotta che le donne potevano darsi poichè discriminate dal sesso maschile per millenni. Da forma di opposizione, il separatismo si è fatto denuncia e forma di lotta organizzata in cui le donne hanno preso coscienza della loro inferiorizzazione.
   La ' seconda ondata' femminista (anni ’70) è il passaggio dalla lotta per l'emancipazione femminile alla lotta per l'Autonomia, un processo storico conflittuale col Maschile e col Capitale, ancora in corso, reso sempre più acuto e violento dall'acuirsi della crisi economica. Mettere in dubbio, osteggiare o credere che il 'separatismo' sia 'nocivo' al movimento delle donne, significa negare al sesso femminile oppresso una propria capacità di lotta o renderla ausiliaria a lotte ritenute più 'generali' e importanti che la 'liberazione' di metà del genere umano.
   In questa concezione, confluiscono razzismo, senso di superiorità maschile e autoritarismo patriarcale. Il separatismo è giusto e necessario ancor di più nel nostro periodo storico, in cui, mentre il proletariato si erge a soggetto della Storia, le forze che si richiamano al socialismo, considerano la nostra causa sempre in sottordine al 'problema di classe'.

4) La questione femminile riguarda tutte le donne, in quanto tali, perchè la donna come essere umano fu la prima a cadere in servitù e fu schiava prima che lo schiavo esistesse. Le donne di potere e borghesi sono tali in virtù della classe cui appartengono, non in quanto esseri sessuati femminili. In quanto tali, non stanno sullo stesso piano della loro controparte maschile ( si veda il 'caso' Lario/Berlusconi).

5) La donna proletaria è costretta, per la sua posizione economico-sociale nella scala più bassa della gerarchia sociale, ad una lotta di classe all'interno del genere (contro le borghesi) e ad una lotta di genere all’interno della classe, in quanto proprio nella classe proletaria, la discriminazione contro di lei assume le forme più odiose e crudeli.

6) Gli antagonismi e le divisioni non sono ‘creazioni della borghesia' (essa le sfrutta) ma derivano dalla divisione della società in classi e dei due sessi in ‘genere’. Il ‘genere’ è la struttura ideologica-culturale in cui si cristallizza, nella società di classe, l'inferiorità sociale della donna. Il binomio economico-ideologico su cui è costruita l'inferiorizzazione della donna è il patriarcato, il cui archetipo è la proprietà di una donna, da parte di un uomo.

7) La ‘sinistra' parlamentare e 'anti-parlamentare', sulla violenza maschilista non dice una sillaba che stia in piedi. Tra il meta-linguaggio della ‘violenza del capitale’ e il meta-linguaggio della cronaca sugli accoppamenti delle donne, non c'è differenza. Il raptus dell’assassino non è meno astratto della ‘violenza del capitale'.
   La violenza la fa l’uomo e non per interposta identità, il Capitale. Secondo la teoria della ‘cinghia di trasmissione‘ delle sopraffazioni, non si arriva mai al principio della violenza contro la donna.

8) Da Platone ai nostri giorni, il maschio è il sesso egemone della politica. Le donne nelle formazioni di ‘sinistra’ furono e sono intruppate in ‘classi differenziali’ (commissioni femminili ) per l’intelligenza diversa, non inferiore, forse eguale, ma che non si sa esprimere e deve essere etero-diretta e ‘istruita’ dal maschile, cui spetta il monopolio delle conoscenze nel 'partito-linea-scienza-educatore'. Molte donne sono inquadrate anche in base ad una rigida divisione dei ruoli all'interno di tali gruppi. Il sessimo politico imperante, quando non riesce a trasformarle in badanti dello 'zoo domestico del militante' (mogli dei mariti, amanti dei leader, madri di progenie rivoluzionaria) assegna loro ruoli di manovalanza (angeli del computer, lucciole della diffusione, api operose di 'cene sociali', mendiche alla caccia di 'sottoscrizioni' ecc) .
   Le più ribelli non potendo più fuggire volontarie in Africa o in India, come le sorelle degli anni '70, né ritirarsi in qualche convento a meditare sulla ‘differenza’, bollate di sindrome dissociativa e di 'parafrenismo politico' spesso, per 'resistere' in tali partiti maschili, devono darsi al Prozac.

Grazie, un abbraccio, emma.

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18.5.09

 

Liberare i palchi!


Sabato 16 maggio, al Lingotto di Torino, Rinaldini segretario Fiom, inciampato in un cavo del microfono, è piombato giù dal palco. "Macchè - va urlando Rinaldini - non son caduto da solo, è stato un 'gruppo teppistico targato Slai-Cobas' a scaraventarmi giù, un gruppo di 85 operai Fiat, tra quei 316 'confinati' a Nola, la cui deportazione è stata siglata anche da Fiom." Vero o non vero, sta di fatto che, umiliato e offeso, ha fatto fagotto sotto una marea di fischi e insulti. "Me la lego al dito" ha dichiarato, sorretto dalle condoglianze della destra e della 'sinistra', il Manifesto compreso (art. del 19/5 a firma Loris Campetti). (Riceviamo e pubblichiamo)

Perchè Rinaldini se la prende tanto con gli operai Fiat dello Slai-Cobas e non con la sua cattiva memoria? Sono due anni che NOI DONNE abbiamo lanciato la 'moda' di 'liberare i palchi', dal quel 24 novembre 2007, quando a Roma in 150 mila contro la violenza maschile , abbiamo scaraventato giù dal palco le 'parlamentari' che lo avevano indebitamente occupato. E nell'aprile bolognese del 2008, non si ricorda Rinaldini, che a suon di ortaggi, pomodori e miracolosi oggetti piovuti dal cielo, Giuliano Ferrara e i suoi 'compagni di merenda' che spacciavano la criminalizzazione dell'aborto per campagna elettorale, son dovuti sloggiare dal palco e ritirarsi a parlare nelle parrocchie? Perchè prendersela così tanto, dunque, non è ovvio che anche gli operai , desiderosi di novità, abbiano abbracciato pure loro la 'moda' di liberare i palchi e ri-prendersi la parola? Riprendersi la parola per rispedire al mittente, la FIAT, il 'riposizionamento produttivo dell'azienda' che comporta con la concentrazione di capitale Crysler-Opel, la chiusura delle fabbriche, la rottamazione di decine di migliaia di operai, la riduzione del salario al di sotto del suo valore e per chi rimane al lavoro, super-sfruttamento. Per rispedire al mittente 'l'azionariato sociale', con cui la Fiat vorrebbe suddividere le sue perdite riversandole sui lavoratori. Per far capire che con gli operai non si scherza!

Come non scherziamo noi donne, che da oggi abbiamo un qualcosa in più che l'oppressione, ad unirci alla classe operaia e a tutti gli oppressi, la 'moda' di 'liberare i palchi' e la 'moda' di liberarci dal Capitale e dalla sua violenza statale!

Circolo femminista donnaproletaria, via Stadera, 12 - Milano, 18/5/09

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15.5.09

 

Stalking: primi passi


Prime interpretazioni per il contrasto agli atti persecutori, introdotti dal DL 11/09

I tribunali iniziano a fissare le condizioni per lo stalking. Il nuovo reato, introdotto dal decreto legge n. 11 del 2009, poi convertito in legge, è indirizzato a interrompere e sanzionare le condotte invasive nella vita altrui prima che sfocino nella commissione di reati più gravi.

Ora dal tribunale di Bari (Sezione riesame), ordinanza n. 347 del 6 aprile, arrivano alcune prime interpretazioni del delitto di stalking, o meglio secondo il Codice penale, articolo 612 bis(1), di atti persecutori. Per i giudici, che si sono trovati a valutare la fondatezza della carcerazione preventiva inflitta a un molestatore, perchè esista il reato è necessario in primo luogo il ripetersi della condotta. Non bastano, pare di capire, atti isolati e sporadici, anche se fastidiosi, quanto piuttosto la ripetizione ininterrotta di molestie e minacce. Inoltre, i comportamenti del molestatore devono avere l’effetto di procurare disagi psichici, timori per la propria incolumità, e quella delle persone care alla vittima o, ancora, un pregiudizio delle abitudini di vita. E quali possono essere queste condotte intrusive? Il tribunale ne elenca alcune come le telefonate, gli appostamenti, i pedinamenti fino alla realizzazione di illeciti più gravi come le minacce, i danneggiamenti, le ingiurie, le aggressioni fisiche.

«Si tratta, quindi — sottolineano i giudici—, di comportamenti persecutori, diretti o indiretti, ripetuti nel tempo, che incutono uno stato di soggezione nella vittima, provocandole un disagio fisico o psichico e un ragionevole senso di timore». In termini di sistema, spiega ancora l’ordinanza, si tratta di una previsione che permette all’autorità giudiziaria di contare su una fattispecie inedita perchè sino a qualche settimana fa, comportamenti come quelli presi ora in considerazione dal Codice penale, rientravano nel reato di molestie. Una fattispecie del tutto inadeguata a contrastare la possibile escalation delle condotte persecutorie, tenuto conto poi del fatto che i reati più gravi, dalla violenza privata ai maltrattamenti, erano applicabili solo quando la situazione era ormai precipitata.

La novità ci avvicina invece ai Paesi di common law, dove di solito, osservano ancora i giudici, esiste una norma penale che dà dello stalking una definizione minimale alla quale sono collegate pene non troppo elevate; allo scattare del reato o anche solo in vista del pericolo che questo venga commesso, la vittima può richiedere all’autorità di emanare un restraining order con cui si diffida lo stalker dal proseguire nelle molestie persecutorie. Se l’order non viene rispettato scattano misure più pesanti e spesso le sanzioni penali sono affiancate da misure interdittive o da trattamenti psicologici (elemento questo invece assente nel reato di atti molesti).

Nel caso approdato davanti al riesame si era verificato un progressivo aggravarsi della condotta di un uomo che, sposato e separato, era prima stato condannato per maltrattamenti in famiglia e, poi, dopo avere minacciato la ex moglie e la figlia durante il processo, all’avvenuta scarcerazione, aveva proseguito con minacce insistenti e tentativi di aggressioni. Tutte condotte che, ai giudici del riesame, hanno fatto ritenere fondato il provvedimento di custodia in carcere.

(Il Sole 24 Ore, 15/5/09, Giovanni Negri)

Le condizioni. Tribunale di Bari, riesame, ordinanza n. 347 del 2009

Al fine, quindi, di colmare il vuoto di tutela della vittima di comportamenti ripetuti e insistenti tali da non integrare ancora i più gravi reati contro la vita o l’incolumità personale, ma comunque idonei a fondare un giustificato timore tale per tali beni, si è inserita la nuova fattispecie di reato di cui all’articolo 612-bis, Codice penale. Perché sussista la fattispecie delittuosa è quindi necessario, in primo luogo, il ripetersi della condotta: gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati. I comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia. Inoltre, occorre che i suddetti comportamenti abbiano l’effetto di provocare disagi psichici (...).
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(Nota 1)

Art. 612-bis Codice Penale(1). Atti persecutori.

Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, e' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumita' propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena e' aumentata se il fatto e' commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena e' aumentata fino alla meta' se il fatto e' commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilita' di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto e' punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e' di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto e' commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilita' di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonche' quando il fatto e` connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.

(1) Articolo inserito dal Decreto Legge 23 febbraio 2009, n. 11.

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10.3.09

 

Il monito Ue: «L'Italia aumenti l'età pensionabile, a partire dalle donne»


Ma i conti dell'Inps vanno a gonfie vele: l'avanzo 2008 ammonta a 11 miliardi di euro. «No» dei sindacati a un'altra riforma. (S.F.)

Per pura coincidenza, nel giorno in cui l'Unione europea rinnova la raccomandazione all'Italia sull'innalzamento della pensione di vecchiaia per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione, l'istituto nazionale di previdenza (Inps) comunica i suoi dati di bilancio. E dato che non era difficile leggere nelle reazioni politiche nostrane alla decisione europea di parificare l'età pensionabile delle donne a quella degli uomini l'intenzione di rimettere mano al sistema previdenziale per tutti per fare cassa (cosa peraltro confermata direttamente ieri da Bruxelles), la notizia che l'Inps può contare su ben 11 miliardi di avanzo della propria gestione, fa il giro sulle bocche di tutti (sindacati soprattutto) in men che non si dica. Nell'ordine. La «bozza di raccomandazione» che dovrebbe essere adottata martedì dai ministri finanziari Ue - per essere poi portata al consiglio dei capi di stato e di governo Ue del 19 e 20 marzo - fa riferimento ad un annoso problema nostrano: il fatto cioè che sia la spesa pensionistica ad assorbire quasi completamente la spesa sociale italiana in termini di percentuale sul Pil (anche se ciò che si sottace sempre è che sulla spesa pensionistica nostrana grava anche quella assistenziale, a differenza di quanto accade negli altri paesi europei, dove l'assistenza è a carico della fiscalità generale). Dice l'Ue: la spesa italiana per le pensioni cresce meno che negli anni passati, ma resta comunque tra le più alte in Europa, nonostante le ultime riforme (ultimissimi, gli 'scalini' di Prodi nel protocollo welfare del 2007). Perciò, per garantire la sostenibilità del sistema sul lungo periodo, si potrebbe pensare di aumentare i requisiti d'età (con le donne a fare da apripista). Bruxelles suggerisce quindi di utilizzare eventuali nuovi introiti per ampliare il sistema di sostegno alla disoccupazione e renderlo «più inclusivo e uniforme». Il premier Berlusconi resta cauto, soprattutto dopo i malumori in seno al governo stesso creati dalla bozza sull'adeguamento dell'età pensionistica tra donne e uomini nel pubblico impiego: «Ci hanno chiesto questa cosa. Adesso vediamo cosa fare. Stiamo dialogando». I conti pensionistici sembrano invece andare a gonfie vele, stando ai dati resi noti ieri dall'Inps. Grazie soprattutto alle entrate contributive (in particolare l'aumento dell'aliquota per gli iscritti alla gestione separata e per artigiani e commercianti) l'istituto pensionistico ha potuto contare nel 2008 su un avanzo di gestione (che è la differenza tra entrate, in termini di contributi, e uscite, in termini di prestazioni) di 11 miliardi di attivo, in crescita del 21% rispetto al 2007. Tra il 2001 e il 2008, dice ancora l'Inps, il numero di lavoratori iscritti all'Inps è cresciuto del 38%.

Non si fanno attendere le reazioni dei sindacati, che trovano ormai nella difesa delle pensioni l'unico argomento unitario. Morena Piccinini (Cgil) parla di «un bilancio risanato e di una situazione positiva che dovrebbe essere utilizzata a favore dei lavoratori», e conclude: «Questi 11 miliardi derivano in gran parte dalle maggiori aliquote contributive per il lavoro dipendente e per i parasubordinati, e ad essi devono tornare». «Il vero problema oggi è quello di aumentare gli assegni pensionistici e non l'età, ma su questo Bruxelles non dice nulla», attacca Raffaele Bonanni, leader Cisl, «è davvero penoso che dall'Unione europea arrivi solo l'ennesima raccomandazione ad intervenire sul sistema pensionistico italiano come fosse un gioco di società».

(il manifesto, 8.3.09)

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22.11.08

 

Donne in piazza contro la violenza maschile



A Roma il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche

In piazza contro la violenza maschile. Alcune migliaia di persone si sono ritrovate, oggi, a Roma per il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche. Stando ai dati della Casa internazionale delle donne di Roma e di Bologna, ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. In particolare, nel 2007, sono state uccise 126 donne: 44 dai mariti, 11 dai fidanzati o dai conviventi, nove dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, dieci dai figli e 14 da sconosciuti. Dati che si aggiungono a quelli di un'indagine Istat dello scorso anno, secondo la quale quasi sette milioni di donne sono state vittime di violenza. La maggior parte (oltre sei milioni) sono state aggredite dal partner.

La manifestazione, che precede la Giornata mondiale per l'eliminazione delle violenza sulle donne, il 25 novembre, è stata anche l'occasione per protestare contro il ddl sulla prostituzione a firma del ministro Carfagna ("criminalizza le prostitute ed impone regole di condotta per tutte; invece siamo tutte indecorosamente libere") e contro il progetto di scuola del ministro Gelmini ("autoritario e razzista"). Il corteo è partito intorno alle 15 da piazza della Repubblica e si è diretto verso piazza Navona, attraversando le vie del centro. "Indecorose e libere contro la violenza maschile", era scritto sullo striscione di testa. E sugli altri: "Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta... e adesso non li vogliamo più", "Nella casa del 'Mulino' si nasconde l'assassino", "Ma non lo puoi usare solo per pisciare?".

Il corteo era diviso in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza. Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, sono in coda.

(Repubblica.it, 22 novembre 2008)

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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Sciopero generale, subito!

Stop agli omicidi del profitto! Blocchiamo per un giorno ogni attività. Fermiamo la mano assassina del capitale. Organizziamoci nei posti di lavoro in comitati autonomi operai con funzioni ispettive. Vogliamo uscire di casa... e tornarci!

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